THE FRENCH DISPATCH

THE FRENCH DISPATCH
Prima Visione
V.O. sott. ITA

Genere: Commedia, Romance, Dramma

Lingua: + 13

Regia: Wes Anderson

Con: Bill Murray, Benicio Del Toro, Frances Mc Dormand, Jeffrey Wright, Adrien Brody, Tilda Swinton, Owen Wilson, Timothée Chalamet, Léa Seydoux, Mathieu Amalric, Lyna Khoudri, Steve Park, Liev Schreiber, Elisabeth Moss, Edward Norton, Willem Dafoe, Lois Smith, Saoirse Ronan, Christoph Waltz, Cécile De France, Guillaume Gallienne, Jason Schwartzman, Tony Revolori, Rupert Friend, Henry Winkler, Bob Balaban, Hippolyte Girardot, Anjelica Huston, Denis Ménochet, Larry Pine, Alex Lawther, Benjamin Lavernhe, Félix Moati, Wallace Wolodarsky, Fisher Stevens, Griffin Dunne, Stéphane Bak, Anjelica Bette Fellini, Lily Taïeb, Mohamed Belhadjine, Nicolas Avinée, Winsen Ait Hellal, Toheeb Jimoh, Tom Hudson, Jarvis Cocker, Bruno Delbonnel, Grégoire Leprince Ringuet

Durata: 108

Lingua: Inglese

Trama: Nel suo decimo film l’immaginifico Wes Anderson ci catapulta nella redazione francese di un settimanale americano (l’omaggio al “New Yorker” e tutt’altro che ben celato), subito dopo la morte del suo storico direttore (Bill Murray). Seguendo quattro ideali rubriche, assistiamo ad altrettanti episodi: una sorta diario di viaggio (Owen Wilson) nel torbido ventre della città (una Parigi in controluce); le gesta di pittore pazzo e criminale (Benicio del Toro), della sua musa (Léa Seydoux) e del suo mercante (Adrien Brody); il reportage di una cronista (Frances McDormand) nel Maggio ‘68 al fianco del giovane leader del movimento (Timothée Chalamet). E una rocambolesca storia ad alto tasso di suspence tra droga e rapimenti intorno a un celebre chef. “Come in un vero giornale, i registri (cronaca nera, necrologi, società, cultura, cucina...) si succedono compulsivamente, inciampando sul colore, il bianco e nero, il romanzo grafico” (Marzia Gandolfi), esaltando il gusto del regista per la miniatura finemente cesellata, “abbigliamento e arredi ironicamente vintage, di colori vivaci, citazioni più o meno sofisticate, situazioni slapstick, luoghi irreali come case di bambole, inquadrati frontalmente in profondità di campo, ritmo spesso indiavolato” (Emiliano Morreale). Perché come sempre per Anderson il cinema è soprattutto una questione di stile.

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